26 Maggio 2022

MonterosiTusciaFC

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Sotto la “cupola” delle festività mi distendo sul lettino dello psichiatra (al mare) armeggiando ogni tanto col secchiello e la paletta e cercando di edificare, nonostante onde nervose, un castello di sabbia.
Lì, sul bagnasciuga, dove il mare “dorme per donare la vita” (niente male, m’è scappata).
E questo spiegherebbe come mai i bimbi adorano giocare proprio lì, sul bagnasciuga.
Detto fatto, sotto lo sguardo benevolo dello psichiatra ho il permesso di riempirmi di sabbia per modellare un castello, sia pur fugace e incerto.
Resisterà almeno per un attimo?
Questo lo direte voi.
Dunque avete mai letto i testi delle “canzonette” lasciando da parte la musica?
No?
Beh, fatelo.
C’è da morire dal ridere ma anche da piangere se calcolate che la cosiddetta “musica leggera” ha modellato la vostra personalità e indirizzato i vostri gusti e le vostre perversioni private, nonché frammentato l’amore in codici ossessivi, ripetitivi e drammatici.
Voi non sapete cosa c’è dietro l’impero della discografia, quale ignoranza!
Lasciamo stare e restiamo nel pentagramma.
Darò alcuni esempi ma il panorama è vastissimo e sta a voi investigare.
Partiamo da Berti (l’Orietta): “Finchè la barca va lasciala andare, tu non remare…”.
Cos’è, una sottile metafora a conforto di profonde tesi Buddiste?
Un’indicazione religiosa che induce alla rassegnazione nei confronti dell’esistenza, oppure a tacere nel fiume grigio del conformismo o addirittura a vivere a capo chino approfittando di quel poco che “passa il convento”?
Attenzione: “quando l’amore viene il campanello suonerà!”.
E allora?
Ci sta forse indicando che nella triste routine del vivere verrà l’AMORE ad illuminare il tutto?
Due cuori e una capanna?
Sospetto la benedizione di chi pensate voi ma che non si può dire.
L’industria del matrimonio preserva tutto meno il rispetto e questo è a conoscenza di ogni “sposato” ma anche lì sono intervenuti con un comandamento: “L’amore non è bello se non è stuzzicarello!”.
Quale idiozia!
Si dà ormai per scontato: pensate che potere ha una semplice frase!
Per cui la lite, l’oppressione, la gelosia, la morte di ogni rispetto, la dignità spezzata diventa NORMALITA’.
Che sfocia in un torvo odio reciproco ma “così fan tutti” e buonanotte ai suonatori.
Mi sia concessa una libertà di pensiero estrema: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!” come diceva un noto pensatore pedalosofo (pedalatore-filosofo).
Credetemi, abbiamo di fronte a noi un panorama incredibile!
Un altro esempio?
Vado a casaccio, come viene.
“in ginocchio da te…non ti merito più…”.
Sembra il pentimento tragico di un narratore russo del ‘900, a tinte fosche.
Suggerisce immagini epiche, un soldato sottomesso a Stalin oppure un figlio prostrato davanti ad una matrioska dopo aver rubato la marmellata!
Ed invece no, il testo ci viene in aiuto e specifica: “L’altra non è, non è niente per me!”.
Apriti cielo!
Ci sta dicendo che lui, il porcellotto, s’è fatto un’altra perché gli andava e quando s’è stufato ritorna da lei in ginocchio!
Riuscite a comprendere quali e quante implicazioni psicoanalitiche tinteggiano un quadro deprimente?
E’ meglio prostrarsi per ottenere il perdono invece di esprimere liberamente i propri desideri?
Cos’è, una specie di porta santa che monda da ogni peccato, basta un obolo?
Ho tracciato versi (versi?) di canzoni di tanto tempo fa ma garantisco al lettore che è meglio non investigare sui versi (versi?) attuali.
“Transeat gloria canzonettis!”
Che tradotto (e Pisolo): “Tutto passa e se ne va!”.
E arriviamo tra squilli di fanfare e sventolio di bandiere al dunque.
Piano piano.
“Fratelli d’Italia”!
A chi si riferisce, ai consanguinei, ai parenti?
Ho provato a far ragionare un calabrese con un piemontese, un romano con un torinese ma senza alcun risultato utile!
Quindi l’indicazione deve essere un’altra e a noi non è dato capire.
Ma proseguiamo.
“L’Italia s’è desta”!
Per la miseria, stava forse dormendo? Magari era meglio!
“Dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”.
Se Scipione s’è messo in testa un elmo sono affari suoi!
“Dov’è la vittoria?”.
Suprema indicazione senza risposta, un’eco ci risponde triste e melanconica.
E poi di quale vittoria stiamo parlando?
Udite, udite!
“Le porga la chioma”!
Per la barba di Giosafatte, qui parliamo chiaro.
Qualcuno sta cercando “la Vittoria” che certamente è un’estetista a cui porgere i nostri capelli per una messa in piega o una tintura!
Ma ciò che segue ci destabilizza.
“Che schiava di Roma Iddio la creò”!
Questa Vittoria era quindi malpagata e Dio stesso aveva imposto la sua schiavitù al servizio di tutti i romani!
Doveva essere proprio brava ma senza protezione.
“Stringiamoci a corte”.
Qui entriamo nel mistero poiché l’interpretazione è varia: ci stringiamo a Corte, frazione di Cortina d’Ampezzo? Oppure è un modo di dire che tratteggia una danza folcloristica?
Ma il verso che segue ci lascia di stucco (e colla): “Siam pronti alla morte…”.
Per la miseria, ecco spiegato il busillis: stiamo parlando di un rituale pagano, forse, preparatorio ad un sacrificio tipo quello degli agnelli?
L’inno ci spinge alla morte!
E per non farci mancare niente il testo chiude con: “L’italia chiamò”!
Alcune riflessioni appetibili ci inducono a pensare: perché l’Italia chiama se la vittoria è solo di ROMA?
Saranno incazzati i milanesi?
E specialmente perché un omaggio alla guerra (poiché è di questo che si parla) inculcato nella testa di tutti i bambini?
Non è forse di dominio pubblico la notizia ormai inconfutabile che la guerra è solo business?
Perché qualcuno che fa “audience” non fa sciopero della fame insieme ad ogni conclave fino a cessazione di qualunque attività bellica o terroristica che dir si voglia?
Gli interrogativi sono tanti ed ognuno scelga i suoi.
Nell’autostrada infinita delle canzonette si erge, comunque, la risposta ai grandi quesiti dell’esistenza, qui e là.
“Amarsi un pò…” cantava Lucio, ricordate?
” e sofferenze ….per essere veramente noi, uniti”: niente male, “uniti”.
Che vorrà dire?
Forse la scomparsa del condominio infernale della nostra mente che, come dice la parola, “mente”?
Quale incessante rincorrersi di pensieri, desideri, contraddizioni che rimbombano dentro di noi tutto il giorno?
Quel rimembrare ciò che è stato e non essere mai presenti nel presente?
Ecco perché “sapore di sale” crea l’immagine vigorosa e pubblicitaria di luoghi comuni estivi, di desideri e pulsioni represse ed esplode in emozioni devastanti sia nel ricordo di un “amore perduto” che di un amore sognato.
“Che hai sulla pelle, che hai sulle labbra…”.
Ho detto tutto.
Da qualche parte qualcuno si sta interrogando, lo sento, chiedendosi che c’entra tutto ciò con un sito pallonaro ma io gli rispondo immantinente.
C’entra, perché il calcio è la vetrina mediatica più potente sul pianeta e raccoglie in sé tutti i condizionamenti e le frustrazioni dell’intera razza bipede.
Ricalca le metodiche governative, l’assenza di ogni meritocrazia, l’apparire ad ogni costo, lo spregio nei confronti di chi non ha visibilità, la girandola dei giornalai al seguito dei vincitori, la spartizione dei privilegi e dei fondi a favore sempre degli stessi e il potere devastante dei procuratori che giocano in borsa con i muscoli e i tendini dei calciatori fregandosene di ogni aspetto umano e figuriamoci etico.
E che dire dell’assenza della moviola che rappresenta una menzogna colossale elevata a necessità?
Svegliamoci!
Facciamo un referendum, tutti i tifosi indìcano un referendum, per la Maiella, che ci vuole?
Scommettete che solo due o tre squadre rifiuterebbero?
E quali squadre pensate che siano, forse quelle che si spartiscono gli scudetti a iosa?
E’ tempo di pane al pane e pallone al pallone!
E non è forse evidente che gli arbitri non avrebbero più il potere devastante di indirizzare le partite, anche se in buona fede?
E non è forse il tempo che gli arbitri scendano dall’Olimpo dell’intoccabilità?
Basta con l’ossequio ipocrita alla divisa, solo perché ha diritto di vita o di morte, il diritto intoccabile di decidere se un rigore esiste oppure no.
Di ammonirti perché gli stai sulle palle e non perché il fallo è reale.
Di questi episodi ne accadono a tonnellate in ogni partita.
E i giocatori debbono rivolgersi alla terna, che poi è una cinquina, come si farebbe nei confronti di un magistrato o di un alto funzionario della repubblica.
Ci vuole un brevetto serio per permettere a chiunque di fare l’arbitro.
Non quattro note di psicologia spicciola quasi sempre in uomini di cultura inadeguata.
Il rispetto si conquista sul campo con i propri comportamenti, non può essere l’omaggio ad una divisa.
Chi sbaglia paga.
Accettare la moviola significherebbe la fine della violenza negli stadi, certamente non in modo definitivo ma quasi.
Nessuno potrebbe recriminare più su niente, le immagini parlano chiaro.
Possibile che una cosa così semplice non venga presa in considerazione?
Come sempre ognuno si chieda il perché e si dia una risposta.
Eccoci qua, abbiamo spennellato un quadro edificante dell’esistenza, non trovate?
Un quadro che parla di giustizia stritolata dalle canzonette perché la colpa è solo delle canzonette.
Ricordiamocelo.

Luciano Capponi
Presidente Etico ASD Nuova Monterosi
Project Adviser No Fair No Play

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