‘La Casareccia’
di Luciano Capponi

Parte il 2016 anzi, ha già lasciato la stazione e buca i campi invernali a grande velocità.
Già dimentico del tempo passato e certo di essere protagonista, come ogni anno del resto.
E sorseggiando un caffè con gli amici nel confortevole alloggio di prima classe, viene naturale volgere uno sguardo al tempo trascorso insieme e tirare qualche somma: dieci anni di lavoro non sono pochi ma anche niente in confronto all’eternità e figuriamoci ad una vita.
Ma tant’è.
Il progetto No Fair No Play è un bimbo che cammina e i grandi, intorno, si accorgono che lui esiste.
Nato in una povera famiglia italiana ha il torto di sentirsi apolide e questo crea problemi, e neanche pochi.
Senonchè sospetti, sorrisini e per non farci mancare niente, invidia.
Il limite terrestre di un’idea è che per esprimersi ha bisogno di scardinare regole e pregiudizi, frutto di rigorose programmazioni ministeriali e non avendo potere mediatico la strada è in salita.
Se volete che un’idea diventi “business”, anche se è l’idea più idiota e lestofante che esista, avete bisogno dei salotti della RAI e Mediaset.
Il resto non conta.
La nuova Bibbia del XXI secolo è lo spazio televisivo: ciò che narrano Tg è verità,”maxima veritas” e il popolo si inchina.
Non si accorge, il popolo, che le notizie vengono smentite e poi riconfermate, da un giorno all’altro e che il profilo di un personaggio in vista è stravolto e modellato a seconda dei voleri e delle necessità politiche del momento.
E questo vale anche per i fatti, di qualunque tipo, fateci caso.
Quindi se volete esistere, dovete apparire, non c’è altra possibilità.
E come si fa ad apparire?
C’è solo un modo: far parte del carrozzone che dirige il traffico ed esserne totalmente schiavo.
Che bella vita!
Queste riflessioni non hanno scoraggiato gli amici, il treno continua a sferragliare e dondolare e  i nostri semplici panini al salame casereccio vanno giù che è una meraviglia.
Peccato, un po’ di vino ci stava bene ma nessuno ci ha pensato e così tutti acconsentono che la perfezione non è di questo mondo.
Poi, d’improvviso, qualcuno si interroga: “Ma dove stiamo andando?”.
Nessuno degli astanti sa rispondere e un blocco intestinale pregiudica il precedente orgasmo culinario.
Cala il silenzio, nel truce gorgoglìo delle rotaie.
Il tempo sembra ondeggiare per poi definitivamente fermarsi.
Ci guardiamo, smarriti e sbigottiti.
“Chi l’ha fatto il biglietto?” timidamente qualcuno bisbiglia.
Il silenzio si appesantisce, fuori il sole s’è eclissato dietro considerevoli nuvole grigie e anche la temperatura scende.
Punto di non ritorno, suspense.
Poi tutti si addormentano e il tempo non ha più potere e il treno, in barba ad ogni legge, va.
E come spesso accade il sonno è riparatore e al risveglio una certezza comune ci attanaglia e ci gonfia il petto: “Chi se ne frega!”.
La risposta era così ovvia che in cervelli programmati diventa inafferrabile.
L’importante è andare e non fermarsi mai, il traguardo è in ogni attimo, se intensamente e onestamente vissuto.
Forti di questa acquisizione di coscienza, ricominciamo a masticare con maggiore voracità i nostri straordinari panini.
Ecco, amici miei, non dimentichiamolo, noi fuori dai tg, non dimentichiamo il progetto e non permettiamo a noi stessi e a nessuno di creare il benché minimo dubbio.
E non perdiamo tempo a programmare il “quando” e il “dove” poiché si manifesteranno da soli magicamente.
Basta restare fuori dai carrozzoni e mangiare panini buoni.
Poiché questo stanno stritolando, il “casereccio”.
E noi, nonostante lauree e titoli, che andrebbero usati come carta igienica, siamo orgogliosi di essere “caserecci”.
Qualcuno dirà che il “casereccio” non è culturale, non è politicamente corretto (vedete che si può dire in italiano?) è fuori dagli schemi dell’evoluzione tecnologica, non è compatibile con i telefonini.
Giusto, diciamo noi.
Per questo, infatti, siamo diversi.
Ma questa diversità, che è normalità, rende voi diversi e assorbiti da Mc Donald’s.
Diversi dal naturale e armonioso respiro che un uomo dovrebbe esercitare che si coniuga in semplici parole come buon senso, rispetto e onestà.
Vi abbraccio amici, l’imperativo è sorridere e ridere a crepapelle e di non prenderci mai sul serio.
E se ogni tanto qualcuno vacilla, diamogli una pacca sulle spalle.
E se qualcuno  pretende di interpretare gli accadimenti o di intervenire con i metodi di antiche esperienze personali, beh, diamogli un panino al salame.
No Fair No Play è così lineare  e determinata poiché non ammette deroghe.
In barba alla diplomazia, che va comunque esercitata nella valle assordante dell’homo sapiens, sia pure con moderazione e lungimiranza.
Ormai siamo sul treno e in quello scompartimento: non facciamo scherzi.
Sai quanto mi ci è voluto per avere quel posto?
Ecco questa è una bella domanda.
Ai “posteri” l’ardua sentenza.
Anche se un po’ mi rode, preferirei ai “contemporanei”.
Che dite, ci proviamo?
Ciao ragazzi, siete tutti belli e bòni.
Il finale casereccio era d’obbligo.

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