Quando il giudizio o il pre-giudizio si impossessa della nostra attenzione, il risultato è sempre una condanna.
Questo è un dogma non religioso ma tecnico: vale a dire che in barba a una presunta libertà condivisa il diverso o la diversità sono sempre ferocemente condannati.
Quante volte in assemblee ho sentito dire: “Va bene tutto ma questo proprio no”. E il titolo dell’assemblea era: L’accettazione del diverso.
Mi si perdoni l’ouverture ma l’argomento è delicato e testimonia che alcuni ruoli nella società sono in permanenza considerati negativi e degni di essere messi al rogo. E sotto questo sfolgorante ed implacabile sole d’Agosto sveliamo il bersaglio: “ L’Arbitro”.
State calmi, un attimo di pazienza poiché vi invito ad immaginare una cosa che merita di essere compresa e che accomuna tutti gli uomini: ognuno di noi è nato ed anche l’arbitro.
E come tutti noi anche l’arbitro ha una mamma e un papà. Qualcuno obietterà: “Ma scusa, come fai a sapere che questo appena nato è già arbitro?”.
E’ semplice, alcuni destini sono preordinati come il Lama tibetano, il Papa e giustappunto l’arbitro.
Solo costituzioni robuste e destinate alle grandi imprese nascono con una specie di marchio indelebile e rappresentano una diversità eroica al di sopra delle contraddizioni della folla.
E questo bambino, l’arbitro, ha diritto come ogni uomo al rispetto e alla considerazione per meriti che le persone non riescono a comprendere.
Voi non sapete, o stolto tifo, che quel signore con il fischietto vi fa da specchio e vi consente di esternare una volta alla settimana tutti i vostri limiti, le vostre insoddisfazioni e per un’ora e mezza vi permette di dimenticare miserevoli vite.
Perché una buona volta non vi mettete nei panni di quell’ “eroe” per rendervi conto se voi sareste in grado di sopportare le ingiurie e la violenza che scriteriatamente gli gettate addosso?
Come pensate che possa sopportare senza reagire le nefandezze che gli vomitate addosso se non prendendo in considerazione la sua capacità di distacco emotivo e di identificazione con un ruolo così doloroso?
E’ semplice: è un diverso che esercita, pur nei limiti di un’umana capacità di giudizio il ruolo di inter-partes, di giudice e di colui che assorbe il disprezzo e l’ingiuria.
La prossima volta che andate allo stadio immaginate che l’arbitro sia vostro fratello o un caro amico di vecchia data e scoprirete che nel corso di una partita egli sarà equo e teso all’impeccabilità del suo giudizio.
Proprio voi, pubblico delirante, sareste di esempio alla stupidità dei calciatori che dopo aver fatto un fallo eccessivo ed evidente giurano di non averlo fatto.
Sembra impossibile? Provateci, fate un bel respiro prima di vomitare sciocchezze. Perché questa tragica realtà inizia dal primo secondo di qualunque partita e continua inesorabile anche dopo la partita.
L’errore storico e culturale è considerare l’altra squadra il nemico da odiare e da distruggere sul campo.
Ma siamo veramente fuori di testa.
Vale la pena ricordare che il calcio è un gioco non una guerra e che il rispetto dovrebbe essere l’unico collante tra tifo e tifo, giocatore e giocatore.
L’arbitro è un signore con la sua vita, la sua famiglia, i suoi problemi ed anche le sue gioie, proprio come tutti voi.
Ma è più speciale di ciascuno di voi proprio per il ruolo che occupa.
Vorreste forse intendere che tutti gli impiegati statali siano impeccabili?
La perfezione non è di questo mondo e anche l’arbitro può fallare, giustamente.
Per cui ogni domenica io stringerò la mano all’arbitro e ai suoi assistenti con doveroso rispetto e augurandogli buona partita.
Questo è un altro calcio e un’altra storia, quella del Monterosi FC e di No Fair No Play.

 

Il Presidente

Luciano Capponi

 

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