26 Gennaio 2022

MonterosiTusciaFC

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Cari amici,

sto scrivendo ancora per ricordare specialmente a me stesso che è giunto il tempo di rendere ancora più evidente cosa sia No Fair No Play.

Lo farò, come sempre, piegandomi alle imperscrutabili leggi del “sentire” e negando perciò la logica di ogni ragione.

E in spregio a codesta ragione vorrei azzardare: “sento… ergo sum!”

E cos’è che sento?

Sento quel cuore che in barba a qualunque regola sa sempre come stanno davvero le cose.

E poiché sarà ormai chiaro a tutti che No Fair No Play ha un cuore che ragiona senza ragione, eccomi pronto a decollare.

Ultimate le procedure, flaps inseriti, manetta: è una buona giornata per volare e vorrei raggiungere una modesta quota di crociera, per continuare a tenere i piedi in terra pur volando, sissignori.

E da questa altitudine posso ammirare l’Italia, o almeno pezzi di questa orografia che uno dopo l’altro vanno a colorare uno straordinario puzzle.

Lo sguardo, inesorabilmente, cade sulle nuove generazioni. E per rendere lo spettacolo più godibile e in omaggio allo sceneggiatore che è in me, vedrò un solo ragazzo e lo chiamerò Arturo, il primo nome che mi sia balenato.

«Ciao Arturo, come stai?»

Arturo non risponde: la domanda, mi rendo conto, è difficile.

Mi guarda un attimo e continua a smanettare sulla sua Play Station.

Poi mi chiede, senza distogliere gli occhi dal video:

«Chi sei?»

Non posso certo confessargli di essere in volo e gli rispondo semplicemente: «Luciano».

«Ah …» e la sua faccia esprime un totale disinteresse e forse, ma non vorrei esagerare, un po’ di disprezzo.

Decido allora di giocare duro e visto che l’autore sono io appaio sul suo video e mi faccio intervistare da Maurizio Costanzo sul mio film.

Obbiettivo raggiunto: Arturo smette di interessarsi alla Play Station e sorridendomi in modo sinistro emette un suono tipico della sua tribù: «Fico!» …

Faccio una virata silenziosa e scopro sotto di me l’uscita da scuola di tanti coetanei di Arturo: ascolto.

E odo l’uniformità dei pensieri, l’aspirazione delle veline e dei tronisti ma, soprattutto, solitudine e dolore.

Cerco un sorriso, una tenerezza, un pensiero d’amore per i genitori (ci ricordiamo il papà? … e la mamma?) ma registro rancore e disprezzo.

Sto per andare in stallo ma per fortuna una ghirlanda di uccellini mi porta su e posso riprendere il volo.

Dove andare?

Veloce sfioro i luoghi d’incontro di quei ragazzi e osservo i loro abusi, di droga e di alcol, di sesso feroce e inconsapevole.

Non c’è spazio per i giudizi, nessuno di loro ha Colpa.

Così vado volando perplesso, in cerca di quella ignoranza che per controllo totale viene chiamata Colpa.

Ma la benzina scema, devo tornare. Atterro.

E guardo il mondo dalla mia piccola statura e ciò che vedo non è migliore. Cammino in cerca di qualcosa che assomigli all’Amore ed ecco, tac, un grande manifesto: “La partita del cuore”.

Finalmente, vado.

Ma ciò che vedo è un cordone ombelicale zuppo di miele a cui stanno appiccicati i presunti eroi del piccolo schermo, un calderone di raccomandati, di incapaci, di prostitute e di magnaccia (con rare eccezioni, è ovvio): e lo stadio si riempie.

E la beneficenza, quella che rimane (e se rimane), va ai bambini del terzo mondo: un paradosso planetario.

Così scopro che ci sono un’infinità di squadre che in omaggio alla beneficenza organizzano partite del cuore ma che in realtà omaggiano le tasche di chi le organizza: un vero e proprio mestiere, tutto sotto i riflettori del divismo d’accatto e su orge acclamanti di spettatori ignoranti e fottuti.

E il cerchio si chiude, l’immagine ha sostituito il miracolo e la narcosi impera: apparire è tutto.

E la sostanza?

Assente.

Ben lieti, quando accade, di far sorridere bimbi così lontani da noi, è cosa buona!

Ma sant’Iddio, chi o cosa farà sorridere i nostri figli?

Perdonate il volo, così piccolo e veloce e certamente approssimativo, ma questo è il tempo e lo spazio concesso all’attenzione contemporanea: un biglietto da visita quanto meno insolito da consegnare ai posteri, se mai ce ne saranno.

Ho ascoltato strani discorsi di rivolta planetaria da parte degli scarafaggi e visto che ogni autore è provvisto di infinite licenze, potrebbe anche essere un paradosso.

Conoscete la storia del serpente che si mangia la coda?

Non importa, tanto è già raccontata: crede di procedere e invece sta mangiando sé stesso.

Così appare il mondo, costretto suo malgrado ad evolvere nella totale staticità dei comportamenti.

Il comandante di un’astronave del 2800 (dopo Cristo e se Cristo non c’è avanti un altro) sarà nelle stesse ambasce di un alto funzionario di un ministero attuale: «Per chi cavolo voto per conservare il posto?»

Detto tutto così viene voglia di lasciar perdere, tanto non cambia nulla. Ma No Fair No Play d’incanto è imbarazzante e propone: «Vogliamo parlare della moviola, oh boia di un guardalinee! O dell’interpretazione di un fallo da parte di ex giacchette nere (colore quanto mai appropriato ed ora celato da sgargianti griffe) che non hanno mai giocato a pallone?» Ditemi se qualcuno di Voi non sa già tutte queste cosette domenicali e io ucciderò la mia penna. Che l’ingiustizia regni incontrastata, disse la tigre all’agnello, con il consenso ronfante e strisciante del serpente di prima. E le urla, e che urla, di genitori e istruttori di calcio di teneri virgulti su un campetto di calcio, le avete mai sentite? No? Timidamente ve le cito «Spaccagli le gambe!»

Quale colorito omaggio alla sportività!

Ce ne sono milioni di cose che tutti sanno e fanno finta di non sapere e quelli che traggono benefici dalle cose che tutti sanno ma non si dicono e che si indignano se qualcuno glielo dice «perché non è vero!» «Ma come ti permetti!» Però lui lo sa che tu lo sai ma, come già espresso (senza latte), non si dice.

Mi sa che la storia è zeppa di questi garbugli.

E … quant’altro.

A questo punto No Fair No Play, ma guarda un po’, qualche ideuzza concreta l’ha scritta e descritta: ci diamo un’occhiata, per favore? Grazie.

Del resto tutti sanno che la vita di un uomo è un fiume di buon senso, un lago di rispetto ed un oceano di onestà … o no?

 

Il Presidente Etico ASD Real Monterosi

Luciano Capponi

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