26 Maggio 2022

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STOP! La giornata mondiale intorno al rogo dei telefonini

Ilaria Alice Mancini

Cari genitori,

No Fair No Play ha un problema: ha sempre qualcosa da dire.
E nella scuola calcio di Monterosi non sta mai zitta.
Così, stavolta, se la prende con i telefonini.
Ben consapevole che insegnare o promuovere un senso etico dell’esistenza è doloroso e faticoso ma che, nel tempo, produce frutti.
Ci permettiamo quindi, di proporvi un “affresco” di quella realtà che nessuno può negare, affidandoci alla penna irriverente ma che fa riflettere del nostro Presidente Etico.
Buona lettura.
Vostra affezionata Alice.

 

STOP!
La giornata mondiale intorno al rogo dei telefonini

Davanti a te il telefonino, spento.
La notte è appena trascorsa, gli occhi cisposi osservano corrugati il giorno.
Ancora confusi spezzoni di sogni si mischiano a frammenti di realtà.
Si parte, un nuovo giorno identico a ieri si ripropone mefitico.
E la tua mano, meccanicamente, lo cerca, lo sfiora, lo accende.
Senza alcun motivo plausibile lo afferra e comincia a sfogliarlo come a chiedere lumi , un’indicazione, una speranza.
Forse un nascosto brivido erotico serpeggia fra le dita nello sfiorare i contorni morbidi così decantati dalla pubblicità e senza che tu lo voglia esplode il desiderio di un altro telefonino, più veloce, con più giga, con una migliore definizione, con molte più funzioni.
E mentre questo nevrotico e martellante delirio dà inizio alla giornata, senza accorgertene ti sei alzato dal letto, hai evacuato, hai preso un caffè e casualmente hai detto biascicando buongiorno a qualcuno che vive con te e a qualche figlio che, come te, sta basculando nell’appartamento totalmente in sintonia elettromagnetica con il telefonino.
Tutti insieme appassionatamente silenti uscite di casa, ognuno verso la sua meta.
E nel traffico la danza continua,come pianisti digitate incessantemente il touch screen senza una meta precisa, risucchiati dal serpente famelico che vi divora neuroni.
Che fuori piova o splenda il sole è solo un’optional, un’immagine virtuale.
E l’attenzione alla guida si assottiglia mentre quel Dio rampante e famelico si ingloba nella vostra mano e vi costringe ad una assoluta devozione, in infinite e ripetitive e idiote necessità frutto di un bombardamento mediatico di proporzioni planetarie.
E così andiamo a zig-zag, sorpassiamo senza freccia, rallentiamo all’improvviso e urliamo maledizioni l’uno contro l’altro ma tutti ugualmente vittime e carnefici di un massacro definitivo.
E se il caso vuole che arriviamo al lavoro o a scuola illesi, continuiamo a stringerlo nella mano disperatamente e voluttuosamente come attaccati a quel seno che ci ha negato qualcosa.
Il giorno scorre tra colloqui o mansioni di lavoro e lunghe, massacranti e inutili ore spiaccicati su un banco di scuola ad ascoltare il malessere che accomuna docenti e scolari.
Una rete intricata di messaggini, sms, di mms, di Whatsapp, di mail inzuppa le ore di lezione e rappresenta l’unica certezza virtuale.
Non parliamo più, abbiamo delegato il compito ad uno strumento tecnologico e ci nascondiamo, con il terrore di esistere, di manifestarci, di provare emozioni reali, che si potrebbero scambiare con un semplice sguardo.
Guardate i nostri figli, seduti su un muretto come nelle vecchie storie di paese quando ci si confortava e si respirava la vita: ora tutti in fila con in mano il telefonino e tra un grugnito e l’altro si nascondono alla vita.
Bèh, come sempre esagero?
Io penso che ogni strumento tecnologico “ben venga”, per carità.
Ma il telefono serve per telefonare, nient’altro.
E specialmente quando davvero serve.
Tutti adorano la velocità in questa civiltà “schizzata” ma posso garantirvi che in una pausa, in un solo respiro cosciente, in una riflessione benevola superate in un solo attimo la porta del Sole che stupefatto bisbiglierà: ” Cacchio, chi è passato?”.
Bisognerebbe conoscere il reale senso della “velocità” che mai si coniugherà con la frenesia.
Io, posso garantirvi, negherò il telefonino ai miei figlioli, fino a che non ne avranno compreso il giusto uso.
Tanto, e anche questo posso garantirvelo, vivono benissimo senza e non ne sentono la mancanza.
Parliamone, no?

Luciano Capponi
Presidente Etico Nuova Monterosi
Project Adviser No Fair No Play

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